martedì 6 febbraio 2018

Riti del Carnevale in Basilicata

Le feste del Carnevale in Basilicata rievocano antiche riti legati alla civiltà agropastorale di grande spettacolarità. Nella cultura popolare le tradizioni carnascialesche sono correlate ai riti della fertilità, al risveglio della terra e della natura.
 Il nuovo deve scacciare il vecchio e propiziare la buona annata e la ricchezza delle messi. Secolari usanze si ripetono in ben dieci comuni, in occasione de “La Sagra del Campanaccio” di San Mauro Forte, “L’màsh-k-r” di Tricarico, “Le Maschere Cornute” di Aliano, “Le quattro stagioni e i dodici mesi dell’anno” di Cirigliano, “L’Orso e il Carneval” di Teana, “Il Domino” di Lavello”, “Il Carnevale di Paglia” di Viggianello”, “Il Pagliaccio e i carri allegorici” di Stigliano.
A Satriano di Lucania, un paesino del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, da secoli si ripete una suggestiva ricorrenza in cui le persone si vestono da alberi, raffigurando una foresta che cammina. Il Rumita è rappresentato da un uomo completamente ricoperto di edera, tanto da essere irriconoscibile, che stringe fra le mani un bastone con all’apice un ramo di pungitopo. L’ultima domenica, prima del martedì grasso, quest’anno l’11 febbaraio, i Rumita escono dal bosco e si aggirano per le strade del paese, bussando alle porte delle case, recano un buon auspicio per la primavera che sta arrivando in 
cambio di doni. Dal 2014 l’associazione Al parco, insieme ai giovani satrianesi, prendendo spunto dalla cine-installazione “Alberi” di Michelangelo Frammartino, proiettata al MoMA di New York, organizzano in una foresta che cammina, composta da 131 alberi vaganti, simbolicamente uno per ogni paese della Basilicata; chiunque può associarsi all’invasione verde e diventare “Uomo albero per un giorno”. Il Rumita è diventato così ambasciatore di un messaggio ecologista che vuole ristabilire un rapporto antico con la Terra.
 Il Carnevalone di Montescaglioso ha origine nel mondo contadino fra massari, pastori e braccianti agricoli. Ogni anno i costumi sono realizzati con pelli di animali, tela di canapa, di juta, stoffa di vecchi vestiti o striscioline di carta e fogli di giornale. La sorte del Carnevalone, il vecchiaccio intabarrato e vestito di nero è segnata poiché deve concludersi con la sua messa a morte, poiché rappresenta il capro espiatorio di tutti i mali della società.                                
 Al Carnevalaccio è associata la “vecchia” ossia la “Quaremma”, vestita di nero e simboleggiante penitenza e digiuno, aborriti da pastori e contadini, da sempre affamati. Essa, porta in braccio Carnevalicchio e ricorda la malannata, quando non si mangia e non ci si diverte. Nei detti popolari si suole ancora dire “Brutta come la quaremma”. “U fus” e la Parca costituiscono la personificazione giunta quasi intatta della “Parca” romana e delle “Moire” greche. Sono figure mitologiche che soprassiedono al destino dell’uomo ed al fato inesorabile, rappresentate come vecchie tessitrici. La prima dipana il filo della vita e presiede alla nascita, la seconda assegna i destini stabilendo la durata della vita, la terza taglia il filo della vita nel momento predestinato. Storia e mitologia si intrecciano creando in Basilicata un piacere unico!     

                             
                      Giuseppina Serafino