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domenica 12 novembre 2017

Viaggio a Liegi, in Vallonia (II Parte)

La mattina successiva, ritemprati dal confort, è stato bello inoltrarsi in rue Hors Chateau per esplorare i vicoli ciechi del quartiere, denominati "impasse", che un tempo conducevano agli alloggi dei dipendenti dei grandi palazzi privati, in seguito divenuti abitazioni di famiglie operaie a reddito modesto.
 Oggi sono state ristrutturate con gusto e impreziosite con giardinetti e fiori che trasmettono la serenità e la pace che li pervadono.
Medesima sensazione che si avverte presso la chiesa di Saint-Barthélemy, consacrata nel 1015, è una delle più antiche di Liegi. La facciata è stata piacevolmente dipinta secondo lo stile tedesco, in bianco e rosso e gli eleganti campanili sono a losanga. Essa è conosciuta soprattutto per il fonte battesimale del XII secolo, vero capolavoro dell’arte mosana, opera di Renier de Huy, Proviene da un’altra
chiesa distrutta durante la Rivoluzione francese ed è una delle meraviglie del Belgio. La vasca in ottone, del peso di 500 kg, è sorretta da dieci piedi a forma di bue e decorata da scene di battesimi fra cui quello di Gesù nel Giordano. Forse si tratta di un bottino strappato ad una basilica bizantina durante la presa di Costantinopoli. Caratteristica la rue Neuvice, non tanto per la presenza del nostro hotel, quanto perché risale al XII sec. e collegava la Mosa a Place du marchè. Le abitazioni
quattrocentesche ospitano ancora molte botteghe popolari, decorate da graziose insegne metalliche dai nomi suggestivi:” Le Cerf fleuri” (cervo fiorito), “Le Lion vert” (leone verde) “Al Manoie di Nouvice ” (maniero del novizio).
Tra i nn. 23 e 24 si dirama rue du Carrè, viuzza medioevale dove è necessario passare da soli per la sua ristrettezza, naturale provare un senso di claustrofobia, ammesso che si giunga incolumi al termine della lunga e inquietante stradina. Liegi deve il suo sviluppo industriale, grazie al carbone della regione e al ferro delle Ardenne che ha reso la città
famosa in particolare per le fabbriche d’armi. Da non sottacere poi l’arte mosana, nata tra il 1000 e il 1100 dalla fusione di culture romane e germaniche, sviluppatesi lungo le rive della Mosa, tra Dinant e Maastricht. Oltre a trovare espressione nell’orificeria, nella scultura, essa si contraddistingue per la lavorazione dei metalli, con una predilezione per il bronzo e l’ottone. Una Liegi

davvero preziosa, come lo scintillio
delle acque della Mosa che invitavano a perdersi con i suoi battelli che la solcavano per andare lontano, a riscoprire, cavalcando la  sua storia, quel fascino misterioso della Vallonia, terra antica e scrigno di significati autentici.

                                             
         Giuseppina Serafino