venerdì 26 dicembre 2014

Omaggio al Food labour

Soffermandomi su quelle belle immagini di lavori agricoli, mi rammentavo le caldi estati  trascorse dagli zii, in Irpinia durante l’infanzia. Che gioiosa fatica partecipare alle attività stagionali della trebbiatura o della raccolta di patate e pomodori, tastando i prodotti della terra come doni offerti da una natura benigna.


Forse per questo motivo sorridevano i tanti Lavoratori del cibo, ritratti dal fotografo Silvestre Loconsolo, che dice di aver voluto  ricordare suo padre bracciante nelle distese cerealicole del foggiano. Si tratta di  una mostra, promossa dal Comune di Milano, con il contributo della Regione Lombardia e di CGIL FLAI (Federazione Lavoratori  Agroindustria), in omaggio al tema di Expo 2015 “Nutrire il pianeta. Energia perla vita”, allestita presso gli spazi espositivi di Palazzo Moriggia-Museo del Risorgimento , fino al 29 marzo 2015.  La finalità di questo  racconto attraverso fotografie, parole e documenti è quella di far conoscere l’identità culturale lombarda attraverso le condizioni di vita e di lavoro nell’Italia  della seconda metà del XX secolo, e le battaglie sindacali tese all’acquisizione dei diritti che rendessero più umane le dure condizioni di vita dei salariati. Il percorso espositivo è suddiviso in 5 sezioni che contemplano: il lavoro e la vita nei campi, aspetti della modernizazzazione, con il processo di  innovazione tecnologica nel mondo rurale, e per concludere, l’agricoltura nel mondo. La documentazione storica, con materiali inediti o inesplorati,  proviene dall’Archivio del Lavoro, della Same-Deutz Fahr e della Federbraccianti. Le immagini esprimono solo la volontà del fotografo di evidenziare delle attività che non sono mai state sufficientemente prese in considerazione, forse perché ritenute più come un dono della natura che non un lavoro. 


Visi arsi dal sole e precocemente corrugati degli zappatori o dei raccoglitori di ortaggi e frutta, sguardi che si perdono sulle bionde distese di grano come quelli di un nocchiero alla ricerca di un punto di approdo, nel grigiore di un’esistenza poco generosa, ma anche raggianti sorrisi di donne, come quelli delle mondine, che scandivano cantando i ritmi della raccolta, apportatrice di benessere da parte di una natura feconda, a ben assecondarla.

Non si può che essere grati agli ideatori di questo viaggio nell’antico mondo dei lavoratori del food poiché, come diceva Fernand Braudel :” Esseri stati è la condizione per essere, per cui ogni testimonianza dell’antichità deve diventare un ponte con la modernità”.

 Giuseppina Serafino