domenica 21 dicembre 2014

Natale ogni giorno!

Ogni anno, con sempre maggior anticipo, capita di assistere ai preparativi per gli addobbi natalizi: maestosi alberi, sontuose vetrine drappeggiate e, soprattutto, luminarie con fogge di ogni tipo, si va da quelle semplici, a stella, fiocco o pacco-dono, a quelle più sofisticate che rappresentano Babbo Natale con la slitta. Stranamente mancano, chissà perché, quelle a forma di banconota, soggetto che riveste il tema dominante di queste feste, inneggianti allo spreco e al consumismo più esasperato. Si spende per l’opulento banchetto, per l’eccentrico abbigliamento da sfoggiare al cenone, per i doni di ogni sorta da elargire, a guisa di status symbol, così come per la vacanza esotica o in luoghi mondani. L’affannosa corsa all’acquisto che connota questo periodo, fa pensare ad un mal dissimulato tentativo di colmare un preoccupante vuoto interiore che richiederebbe  ben altri valori rispetto a quelli pecuniari. Non per niente si nota un diffuso desiderio di recuperare antiche tradizioni che forniscano quel senso di appartenenza e di radicamento al vissuto che l’attuale ritmo di vita, frenetico e contradditorio, sembra volerci negare.
Ricordo ancora nitidamente quel Natale trascorso presso il reparto di chirurgia d’emergenza dell’Ospedale Niguarda, al capezzale di mio padre: che tristezza infondeva quel corridoio freddo e scarsamente illuminato, la gigantesca camerata nella quale non era dato di celare, pudicamente, nemmeno la propria sofferenza e il proprio dolore. Si udivano lamenti a stento soffocati, si notava l’ansia e lo smarrimento negli occhi dei pazienti  che attendevano la decisione riguardo alla fattibilità di un intervento che avrebbe potuto garantirgli la Opera S.Francesco, a coloro che  passeggiano  soli, senza meta, nella speranza di incontrare uno sguardo meno ostile o un  caldo cenno di saluto che gli ricordi che è festa anche per loro. Probabilmente, a ben pensarci, aveva ragione quel saggio che scrisse: “La gioia nasce nel momento in cui abbandoni la ricerca
della tua felicità per donarla agli altri”. Perché sia Natale ogni giorno.
vita o che, al contrario, nell’arco di pochi secondi, gliela avrebbe negata.
Che dolore vedere gruppi di parenti abbracciati  e con lo sguardo
impietrito  per la morte del proprio congiunto. Guardando fuori dalla finestra, per evadere da quel senso di angoscia e di prostrazione opprimente, si notava il buio più fitto intorno al piazzale, soltanto una piccola stella intermittente, posta dinanzi ad un bar, ricordava che era Natale, proprio mentre altrove ci si accingeva ai preparativi per il cenone. Che dire a quegli ammalati seduti ad osservare, come unica consolazione, il fioco bagliore di quella luminaria che pur  gli rammentava una realtà diversa dalla loro ma, soprattutto, come trovare le parole per recare un conforto a coloro che giacevano in agonia, attendendo un parente che non sarebbe mai arrivato? Che strano effetto faceva quel muto presepe posto dinanzi all’entrata, lo si guardava e riguardava quasi per convincersi che “tenendo duro” forse ci sarebbero stati tempi migliori in cui a noi tutti, degenti e congiunti, ci sarebbe stato dato di gioire, anche di poco, ma fuori da quello squallido ambiente, lontano da quella lacerante desolazione. E  pensare che per alcuni, la gioia natalizia era semplicemente poter mangiare,  e magari  anche soltanto una minestrina, meno fredda ed insipida del solito, era una maggior premura da parte del personale paramedico, spesso frettoloso se non addirittura assente, un “buon Natale” detto anche soltanto da uno sconosciuto. Quello stesso augurio che io, umilmente, sulla base di questa toccante esperienza, mi sento di dover porgere a coloro che hanno come unico diversivo la televisione, a quei bimbi che attendono la telefonata di un genitore che non vedono mai, a quei senza dimora” che si aggirano per le strade alla ricerca di un possibile ricovero sotto un portico, in coda alla mense dell’
 Forse basta  soltanto  un sorriso, un gesto  … una parola amica:

     “Buon Natale!” 
                         
 (Giuseppina Serafino)