giovedì 4 dicembre 2014

Magiche armonie di una Notte davvero speciale

Voglia di Natale, di significati autentici che “scaldano” il cuore. Il sapore di questa festa lo si avverte già alla fine dell’estate, quasi si volesse cercare un ideale sostituto di quel benefico tepore
spirituale che le avversità climatiche, e non solo quelle, sembrano voler negare all’animo umano. Desiderio di ritornare bambini, di avere un’atmosfera magica che riporta indietro nel tempo quando
bastava poco per sentirsi appagati, o beatamente estasiati dinanzi alle fioche luci di uno stentato alberello o alle statuine di un
grazioso presepe, allestito in un angolo di modeste casette. Ora tutto risulta esageratamente sfarzoso come i faraonici addobbi, le sontuose libagioni, i costosissimi regali, gli immancabili viaggi, come una sorta di meritato premio a suggello di un periodo festivo, divenuto simbolo di preparativi affannosi, se non addirittura alienanti. Rimanecomunque suggestivo il senso
dell’attesa ...scandito dalla sublime armonia della musiche e dei canti natalizi che paiono donarci il senso del Divino, mediante i messaggi celestiali in essi racchiusi. In passato, i fanciulli si apprestavano a “cantare la stella”, portando l’augurio di casa in casa, come atto propiziatorio, antidoto contro gli spiriti maligni cha aleggiano, pronti a insidiare “li poveri homeni”. Un semplice e orecchiabile tema della tradizione musicale italiana è il canto “La notte di Natale” che si collega con il genere natalizio europeo: i Nőel francesi, le Christmas Carol, le
bosianne e le david sons dei paesi nordici. Un famoso inno popolare in Linguadoca è quello titolato “Gli Angeli”con il celebre ritornello “gloria in excelsis Deo”, esso propone una sintesi di folclore e polifonia colta e sacra della tradizione conventuale. Al Centro e al Sud d’Italia, i “biferari” traggono il loro malinconico suono dai primitivi strumenti pastorali, i pifferi, dal capace otre gonfio d’aria, eredi dell’antico flauto di Pan. I cosiddetti “ciaramellari”, poco amati da Sthendal, tanto da essere considerati “detrattori” della musica, intonano le loro cantilene per strada o davanti ai presepi. “Piva, piva, il bimbo dormiva”. Le pive a Milano sono sempre le benvenute perchè oltre al Natale, annunciano la festa di S.Ambrogio. Il tema musicale della versione comasca di questa piva, è identico a quello di una danza del terzo atto delle “Nozze di Figaro”di WA.Mozart, ma per gli studiosi è difficile stabilire quale dei due sia nata prima dell’altra. “We wish you a merry Christmas”, un gradevole motivo della tradizione natalizia folk inglese, di antiche origini,
nell’Ottocento veniva eseguito da gruppi di musicisti itineranti, chiamati “waits” (letteralmente
cantori). Essi, dopo aver allietato le residenze delle famiglie benestanti in festa, venivano
ricompensati con un pasto caldo o con poco denaro. Oltre alla celebre “Ninna nanna” scritta da Johannes Brahms, grande compositore tedesco tardoromantico del XIX secolo, risulta di notevole suggestione “Astro del ciel”. E’ comprensibile domandarsi quale sia l’origine di questa simbolica composizione, così straordinaria. A Berlino, la notte di Natale del 1840, Federico Guglielmo di Prussia, ascolta la sopracitata “Stille nacht” dal Coro della cattedrale, diretto da Felix Mendelsohn. Il re, curioso di conoscerne l’autore, incaricò il maestro dei concerti reali, Ludwig, di scoprirne le origini. Il “cacciatore di canzoni”, come venne soprannominato, si recò in Sassonia, poi a Vienna, ma, sempre più depresso per il mancato raggiungimento dell’obiettivo, durante il viaggio, mentre mangiava in un’osteria, avvertì il contrasto del canto di un uccellino e la malinconia della quale si sentiva preda. Il volatile stava fischiettando la misteriosa canzone della natività. Ludwig si recò presso l’abbazia di Salisburgo dalla quale l’uccellino, donato all’oste, seppe che proveniva. Fra gli invitati alla cena offerta dall’abate, si trovava il professore di una scuola, Ambrosio Preisttarner, che, alcuni giorni dopo, fischiettava, proprio come un uccellino, sul patio della scuola, “Stille nacht”. Un bambino di nove anni si avvicinò, convinto che fosse tornato il suo uccellino scomparso.
Il furbo insegnante si diresse a casa del bimbo, nella cittadina di Ovendorf, dove incontrò il padre Franz Saber Grubber, anch’egli maestro di scuola, che disse di aver composto la musica, con le parole di un suo amico sacerdote, Josef Moor, parroco di Barran, morto pochi anni prima. Questi, a soli 26 anni, nella notte di Natale, aveva dovuto visitare un neonato, in una famiglia di contadini, in un’umile casupola che lo aveva fortemente impressionato, tanto da scrivere il testo di “Stille nacht”. La mattina seguente, giorno di Natale del 1818, il sacerdote incontrò il suo buon amico trentunenne Francisco Javier Grubber che, commosso dal racconto, compose la musica del solenne poema. Il maggiore divulgatore della “canzone del cielo” fu il famoso costruttore di organi di Sillertau, in Tirolo, Carlos Mauraher a cui piaceva immensamente cantare.“Tu scendi dalle stelle”, attribuito a S.Alfonso Maria De’ Liguori (1696-1787) che richiama il tradizionale suono bucolico della zampogna. Jingle Bells fu scritta originariamente per la festa americana del Ringraziamento da James S. Pierpoint che la compose nel 1857 per i bambini di una scuola di Boston. “O Tannenbaum”, motivo della tradizione germanica, descrive invece l’abete come importante elemento decorativo e rituale, ma di grande impatto emotivo rimane però “Bianco Natale”, forse perchè significativamente recita...chiudi gli occhi e spera anche tu, è Natale non si soffre più...Difficile trattenere la commozione, in concerti corali negli ospedali, di fronte a sguardi smarriti, a volti rigati di lacrime o contratti dal dolore, e non solo fisico, ma impagabile la sensazione di felicità che scaturisce dall’applauso sincero tributato per quei frammenti di vita che la dolcezza del canto, come una delicata carezza sulle ferite del cuore, riesce donare.

    


                                    (Giuseppina Serafino)