domenica 14 dicembre 2014

La rivoluzione gentile in bicicletta

Il 13 dicembre verrà ricordato, oltre che per la festività di S.Lucia, come data storica per l’apposizione della targa  commemorativa sul Naviglio della Martesana, in onore di Gigi Riccardi, scomparso prematuramente nel 2008. Già insignito di Benemerenza civica del Comune di Milano, con la seguente motivazione:”Da 25 anni, con garbo, tenacia e determinazione, promuove la cultura della bicicletta pungolando i pubblici amministratori e i

cittadini con incontri, seminari, manifestazioni, studi, pubblicazioni. Punto di riferimento irrinunciabile per quanti sognano e costruiscono una metropoli più sana, più umana, più respirabile, più percorribile.”
Per noi tutti cicloamatori milanesi,  è stato un personaggio carismatico, che ha fondato nel 1986 l’associazione Ciclobby, tesa a  portare avanti le istanze del “mondo della bicicletta. Inizialmente nata in sordina, la passione delle due ruote è confluita in un movimento organizzato che si batteva per la creazione di piste ciclabili, per la rivendicazione di diritti che portassero alla diffusione di un mezzo che contribuiva a decongestionare il traffico cittadino come accade nella maggioranza delle città europee. Ebbene Luigi Riccardi si batteva con grande determinazione per incontrare gli  esponenti delle pubbliche istituzioni affinchè perorassero la causa di questo “popolo” di cicloambientalisti che credevano in una realtà diversa. Il “Robin Hood” della bicicletta  era convinto di creare un elemento di coesione, che desse vita a un tessuto di relazioni interpersonali, una lobby di idealisti che quotidianamente si destreggiano fra i motori, provando l’ebbrezza della libertà a colpi di pedale e con i fattori climatici che, a seconda della stagione, accarezzano o sbeffeggiano il viso curvo sul manubrio. Celebri alcune sue frasi “Andare in bici fa bene e ci si abbronza” oppure “In bicicletta si cucca” ma, soprattutto, la frase di Ghandi che ben sintonizzava il suo anelito era “Le idee sono perle false finchè non si traducano in azioni”, e lui di perle ne aveva collezionate molte. Gli saremo grati specialmente per  i cicloraduni, per aver ottenuto la possibilità di trasportare le bici in metropolitana o di aver ottenuto l’autorizzazione ad
 attraversare  con la due ruote gli interminabili vialoni di ospedali e cimiteri, evitando di imprecare sotto la calura estiva. Erano  tanti  coloro che si assiepavano a  Cassina de Pomm in Melchiorre Gioia, per assistere al discorso d’intitolazione dell’Alzaia a  questo “padre della bici”, tenuto dall’assessore alla mobilità  Pierfrancesco Maran: c’erano il capodigabinetto del sindaco, Maurizio Baruffi, Carlo Montalbetti di Comieco, il presidente di Ciclobby Eugenio Galli, Aldo Monzeglio,presidente onorario, la presidentessa della Fiab Giulietta Pagliaccio (nella foto), Rosanna Turri in Riccardi, ma, soprattutto tanti suoi amici, con occhi lucidi per la commozione, seguaci ammaliati da quel suo sorriso, da quella sua garbata determinazione che soggiogava. Anche alla sottoscritta, normalmente troppo restia all’integrazione sociale, più di ventanni fa, era capitato d’imbattersi in questo elegante personaggio che distribuiva volantini per una Bicinfesta di Primavera,  e che aveva fatto sembrare una cosa del tutto naturale aggregarsi, non importava se, come avevo timidamente palesato,  la  mia bici fosse semiarrugginita e senza cambio, bastava soffrire e darsi un contegno. Ne è passato di tempo da allora, spesso sorrido in sella ad una delle mie varie biciclette e, pedalando lungo la sua e nostra amata  Martesana, accarezzo con lo sguardo i riflessi  sull’acqua, della rigogliosa vegetazione  e  di una umanità che pedalando come noi, riscopre il fascino di una vita di contemplazione, essenziale e gioiosamente appagante.

Ah,  grazie … amico gentile!

      
                             Giuseppina Serafino