martedì 23 dicembre 2014

Il Pranzo di Natale fra storia e letteratura


Molteplici sono i riti e le usanze che si tramandano nel modo di festeggiare il Natale con il pranzo o la cena della Vigilia. Quest’ultima si configura come attesa e transito verso il mistero che entra nella storia dell’umanità e, nel mondo occidentale, la valenza simbolica ha assunto una connotazione festosa con scambio di regali allo scoccare della mezzanotte. I piatti della tradizione, sulla base del precetto liturgico,  del digiuno o dell’astensione dal consumo di carne, prevedono piatti a base di ortaggi o prodotti ittici. Una particolare predilezione è quella dell’anguilla, diffusa in tutti i corsi d’acqua e quindi facilmente reperibile. Il pranzo di Natale, teso a celebrare valori universalmente condivisi, deve essere ricco ed abbondante, a seconda delle regione d’appartenenza: capitone, tacchini o capponi, la fanno da padroni. Uno spaccato della vulgata popolare è quello  messo in scena da Eduardo De Filippo, in “Natale in casa Cupiello”. Presso la Biblioteca Sormani di Milano è stata allestita un suggestiva mostra, realizzata in collaborazione con l’AssociazioneCulturale Famiglia Meneghina-Società del Giardino “Il Pranzo di Natale. Tavole in festa”. Essa tende a ricostruire i rituali tramite volumi per l’infanzia, testi della narrativa mondiale, immagini tratte da riviste di fine Ottocento e del primo Novecento che riproducono momenti conviviali in differenti contesti storico sociali: campi di guerra, ambienti nobiliari o  interni connotati da miseria e povertà. In tutti si nota l’affannosa ricerca di una ritualità che suggelli l’evento che ci si accinge a celebrare: candelabri o semplici lanterne, sontuosi addobbi o più naturali corone di vischio, tovaglie ricamate e piatti decorati o, con molta fantasia, tutto ciò che un ambiente rurale poteva fornire, dalla frutta secca al legno sapientemente intarsiato. Grazie ai curatori di questa bella raccolta di materiale d’epoca è stato possibile recuperare, in maniera estremamente coinvolgente, alcuni dei  molteplici significati sottesi alla più importante festa del mondo cristiano.

Ecco! È giunta la festa più gioiosa!
Tutti siano allegri;
ogni stanza è adorna di foglie di edera,
e ogni colonna di agrifoglio. 
I camini dei vicini fumano,
i ceppi di Natale ardono,
i forni traboccano di carni arrostite
e gli spiedi girano.
Il dolore resti fuori dalla porta;
e se il freddo lo fa crepare,
verrà sepolto nella torta di Natale e saremo per sempre felici.      

                                         (Juvenilia George Wither, 1626)

                                                                                            Giuseppina Serafino