sabato 1 novembre 2014

Viaggio nell’arte di Chagall

A Palazzo Reale, fino al 1 febbraio 2015, si può ammirare  una grande retrospettiva milanese, con 220 opere di Marc Chagall. Capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, quali il Moma, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S.Pietroburgo, il ebraica,  russa (alla quale attinge attraverso le immagini  religiose delle icone e  quelle popolari dei lubok che attraversa) e  la cultura occidentale. Un mondo che è stato definito visionario e onirico, in cui questo pittore giocoso proietta esperienze personali, emozioni, ricordi attinti dalle favole di La Fontaine, dal teatro, dalle tradizioni ebraiche, dai drammi della storia. Chagall ha avuto  un legame strettissimo con la Storia e con quel periodo del Novecento così tragico per i popoli europei, in particolare per la comunità ebraica. Ma, tuttavia, è sempre riuscito a mantenere la capacità di credere e di sperare, al di sopra di tutto, nei valori supremi dell’amore e della poesia .Dal 1907 al 1914, poco più che ventenne, a Parigi scopre il linguaggio della avanguardie e le rielabora alla luce delle immagini che  gli provengono dalla tradizione popolare russa. Egli diventa  il beniamino di alcuni dei maggiori artisti e intellettuali contemporanei, fra cui Modigliani, Apollinaire. Ne “Gli Amanti” si nota un senso di leggerezza dell’essere, una voglia di volare e di sfidare la forza di gravità, che sono uno degli aspetti dell’esaltazione gioiosa della passione amorosa. Si tratta di un esempio tipico di Chagall di raccontare le proprie esperienze emotive tramite immagini oniriche inserite in contesti reali. Alcuni dei temi fondamentali sono per lui la testa della mucca, il villaggio, l’albero della vita che dialogano secondo un principio di associazione di idee e non di realtà. Con la “Nascita” e il “Ritratto del poeta Mazin” ci troviamo di fronte a due capolavori del primo periodo francese. Tre fasi della sua  complessa produzione artistica si possono così sintetizzare:
Centre Pompidou.La mostra all’interno di un rigoroso percorso cronologico, si articola in sezioni, partendo dalle opere degli esordi, realizzate  in Russia; durante il primo soggiorno francese, e il successivo rientro in Russia, fino al 1921. Con l’autobiografia scritta da Chagall, si aprirà il II periodo del suo esilio, prima in Francia, e poi  negli anni ’40, a causa del nazismo, in America, dove vivrà la tragedia dell’amatissima moglie Bella. Con la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra, Chagall ritroverà il suo linguaggio poetico più disteso rasserenato dai colori e dall’atmosfera del Midi, la gioia della meraviglia di fronte alla natura e all’umanità. La sua è un’originalissima vena artistica, scaturita dall’assimilazione delle tre culture a cui appartiene: 
1908-1914 L’influsso dell’arte russa è ancora forte, soprattutto nell’opera “L’anello” il cui impianto formale ricorda quello delle icone, “Il nudo rosso” e “L’autoritratto” annunciano l’avvento delle avanguardie.
1914-1922 E’ la fase del rientro in Russia. La casa natale, la famiglia, le presenze di Chagall bambino sono soggetti che compaiono in suoi dipinti. “Il viaggio a Berlino” e “Ma vie” rappresentano un momento importante di riflessione su se stesso e sulla propria cultura. Nel biennio che va dal 1914 al ’16 vi sono solo ritratti di ebrei, come “L’ebreo in rosa”.
1923 Il soggiorno in Francia comporta la riscoperta del paesaggio, della sua luce e della sua vegetazione che riesce a rendere con grande libertà. Chagall si confronta con pittori della tradizione classica, soprattutto Rembrandt. Emblematica questa sua citazione che suggella il fertile percorso creativo  da lui perseguito:
“Scorrono gli anni, volano i mesi e i giorni. Ti svegli una mattina, pare che sia finito un altro anno,  ma è soltanto un nuovo giorno”.
                                         Giuseppina Serafino