venerdì 17 ottobre 2014

Val Codera fiabesca


 Il trekking  a Novate Mezzola,  all'imbocco della Val Chiavenna, inizia in un paesaggio avvolto da una fitta coltre di nebbia che crea un’atmosfera surreale ed inquietante, di  dantesca memoria. Faticoso inerpicarsi sulle decine e decine di gradoni di granito per raggiungere  la graziosa Codera  passando dalla frazione di Mezzolpiano.  Ripide e tortuose mulattiere costeggiano , di tanto in tanto,  graziose cappellette che ricordano il grande senso di devozione che animava le antiche genti. Fuori dal bosco,  impregnato di profumo di vegetazione umida,  si intravvedono antiche abitazioni di pietra, con porticine consunte e inferriate arrugginite che richiamano alla mente frammenti di  leggende o echi fiabeschi. Ci si chiede dove siano i  dispettosi folletti e le vecchiette malefiche. Ma l'atmosfera che aleggia è di pace e "profondissima quiete", un viaggio nel tempo e nella memoria che riaffiorano beneficamente.Una sosta per ritemprarsi con la colazione al sacco o, per i più gaudenti, presso il Rifugio “Risorgimento” o l’Osteria Alpina con gustosi pizzoccheri . Poi, giusto per smaltire, giù a “rotta di collo”, si fa per dire, attraverso la mulattiera, scavalcando due suggestivi ponti di legno sul torrente  Codera e l’affluente Ladrogno.  Che ebrezza  il  guado, stile Indiana Jones, mantenendo il precario equilibrio su piccole rocce immerse nell’acqua, con una “cascatella” che rompe (l'ironia è implicita) ritmicamente, la monotonia di un silenzio interrotto solo dalla voce concitata di chi teme di scivolare, suscitando  l’ilarità dei compagni di cordata. Salendo si accede al versante opposto prima dell'Alpe di Cii e poi al "Tracciolino", un termine tecnico che indica una antica carrareccia pianeggiante che segna il tracciato di una preesistente ferrovia a scartamento ridotto, costruita a suo tempo per gli impianti idroelettrici della val Codera e della cosiddetta Valle dei Ratti. Lunghissima  la discesa, di circa tre ore, e alquanto faticosa ma impagabile la vista panoramica che spaziava dai monti a bacini lacustri, su minuscole casette, su campanili e legnaie. Che dire di San Giorgio, un pittoresco nucleo rurale, su un pianoro  verdeggiante che affascina per quella patina di visione onirica che l'ammanta, così  come quei caldi raggi di un sole preautunnale che imbionda le foglie, creando scintillii fantastici in un paesaggio fuoriuscito, magicamente, forse  chissà... da un  magnifico acquerello d'autore.        (Giuseppina Serafino)

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