martedì 9 settembre 2014

Pedalare fra le citta' del tardo Barocco Ragusano

                                  ......sulle tracce di Montalbano
 Perdersi fra i meandri della Storia riscoprendo le suggestioni di una natura selvaggia, in una terra incantevole ma poco generosa, la Sicilia zattera delle genti, è stato questo l’obiettivo dei circa duecento partecipanti al tradizionale cicloraduno nazionale della Federazione Italiana Amici della Bicicletta (Fiab), giunto alla XXVI edizione.
Il percorso si  snodava lungo una delle vie della rete BICITALIA, sulle diramazioni della Ciclopista del Sole, la celebre Eurovelo 7, che si interseca con la ciclovia siculo-maltese "Med in Bike”, scaturita dal progetto di cooperazione transfrontaliera Italia –Malta.
Sferzate di vento  agitavano il mare diffondendo  un acre odore salmastro  addolcito dal profumo degli ispidi cactus, accompagnando noi  soci Fiab,  giunti da tutta Italia per inneggiare alla felicità di pedalare insieme, fondendo  bizzarri idiomi e frammenti di,  gaudenti o sofferte,ciclo esperienze.
Partenza da Marina di Ragusa per raggiungere Punta secca, celebre per la casa del  mitico  commissario Montalbano  di Camilleri, sovrastata dall’imponente  Faro di “Torre Scalambri”.Casette bianche, dinanzi a speroni di rocce, contro cui si infrangono fragorosamente le scomTorre Vigliena, un avamposto di origine normanna. Arroccati su un delizioso promontorio si notano i resti di Kamarina, fondata agli inizi del VI secolo a.C dagli antichi greci dorici siracusani,fu rasa al suolo dal console romano Calatino nel 258 a.C, dopo essere più volte stata  distrutta e ricostruita. Il sole rovente non allenta la spinta sui pedali  di noi cicloturisti pronti a sfrecciare verso le tre città barocche di Ragusa Ibla, Modica e Scicli, dichiarate patrimonio mondiale  dell’umanità dall’Unesco.
poste ondate marine, come un lamento di un'umanità smarrita, tenute a freno dallo sguardo clemente di una madonnina antistante all’angusto porticciolo, sono il naturale scenario di un luogo che di cinematografico ha solo gli echi di un’antica memoria che la letteratura vuole restituire in maniera  benevolmente artefatta . Si prosegue per uno sterrato che si allunga fino alla scogliera, ecco Punt
a Braccetto, poi una borgata e i ruderi di

Agglomerati di grigie abitazioni arroccate su cime montuose, dislocate secondo semicerchi concentrici si osservavano allorchè ci si catapultava in sella alle sofisticate bici, giù dai pendii a rottadicollo o allungando la gamba per attenuare la velocità del mezzo, come faceva pavidamente la sottoscritta. Lo sguardo scorreva vorticosamente dall'asfalto , ispezionato per dosare l'effetto della curvatura o della prudente decelerazione, a quel cumulo di laterizi con tettucci e  finestrelle, minuscole come gli occhi semisocchiusi di un bimbo infastidito dal chiarore di un luce che gli preclude il benefico rifugio della dimensione onirica che lo pervade.
 A  Ibla una sosta al Duomo di San Giorgio, alla Chiesa di San Giuseppe e al Circolo di conversazione per poi dirigersi sulla strada che costeggia la valle dell’Irminio. Lo sguardo smarrito e interrogativo dei vecchi seduti dinanzi agli usci di casa o ai bar fanno intuire che siano veramente rare  le occasioni di benefiche contaminazioni  da parte dei cosiddetti forestieri . Si suda parecchio per raggiungere Modica ma ne vale la pena,  la città natale del Premio Nobel Salvatore Quasimodo, da Corso Umberto ci si dirige verso  il Palazzo
comunale, la chiesa di San Pietro e il Duomo di San Giorgio, monumento simbolo del barocco siciliano, il quartiere ebreo del “Cartellone”. Una sensazione di pace mista a estatico stupore per quell’imponenza, scatti fotografici a non finire e una corsa veloce all’Antica Dolceria Bonajuto, la più antica fabbrica del cioccolato modicano.
Da Modica percorrendo in discesa la”strada della fiumara” si arriva a Scicli, in via Mormino Penna si rimane ad ammirare la ricchezza dei palazzi barocchi che vi si affacciano, come Il Palazzo Beneventano e il palazzo comunale, location del sopracitato commissario Montalbano.  Si saltella  a piedi su e giù per scalinatelle, perdendo lo sguardo su inferriate e  raccapriccianti teste di animali in pietra sotto ai balconi,  fra strette viuzze laterali che sembrano meandri di un surreale labirinto che avvolge magicamente come la vista delle molteplici casette  con gialle lucine, di un ritrovato presepe, sul  colle antistante.
Nei pressi di Santa Croce Camerina una lunga salita, ma non eccessivamente impegnativa, porta al castello di Donnafugata , una sontuosa dimora nobiliare, con una bella facciata ornata da una belle loggia in stile gotico-veneziano con 122  stanze,pare dovuta ai Chiaromonte, conti di Modica nel XIV secolo.E’ un’altra celebre location cara  al Commissario, avendo ospitato la residenza  del boss mafioso Balduccio Sinagra.
Barcollando per la fatica e la canicola, ci si fionda sulla due ruote per raggiungere la Riserva naturale di Randello,  lungo il percorso muretti a secco delimitano fazzoletti di terra popolati da specie arboree molteplici,  oltre alle onnipresenti carrubbe e agli olivi si stagliano , orgogliosi della propria imponenza, i pini d’Aleppo. Un tuffo nel mare cristallino, con le bici immerse nella sabbia finissima  ad attendere.
Un'altra meta raggiunta è stata l'antica Fornace Penna, maestosa testimonianza della vecchia industria siciliana, che si erge a picco sugli scogli alla fine della ciclabile che da Sampieri conduce a Marina di Modica. La "Mannara"cinematografica di Montalbano, area selvaggia di pascolo delle greggi ,smossa dal forte vento di ponente.
Un vento che nei primi giorni sembrava perseguitare noi cicloturisti, quasi a  volerci punire per la violenta intrusione in quella terra rimasta ferma a ritmi arcaici e poco consoni al turismo modaiolo, ma che poi è divenuto sempre più tenue, come una carezza leggera sulle nostra fronte imperlata  di sudore, sugli intensi battiti del  nostro cuore, denso di  emozioni e di  immensa felicità  per quel fantastico viaggio compiuto nella Storia,  e nella natura  incontaminata ,del punto più estremo dell'Europa.

                                                                                             Giuseppina Serafino